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LA QUOTA LEGITTIMA O RISERVA

Quando si parla di testamento, olografo, pubblico o segreto che sia bisogna prestare particolare attenzione alla quota chiamata legittima o di riserva che la legge destina appunto agli eredi legittmi a meno che questi non siano stati dichiarati indegni per aver commesso un grave reato.

La legge dunque prevede che il testatore garantisca sempre ai suoi parenti più stretti (coniuge, figli legittimi e naturali, ascendenti legittimi quali genitori o in mancanza nonni) una quota di eredità. La quota che per legge va destinata ai parenti più stretti si chiama appunto legittima o riserva.
Art. 735 Codice Civile

“La divisione nella quale il testatore non abbia compreso qualcuno dei legittimari o degli eredi istituiti è nulla. Il coerede che è stato leso nella quota di riserva può esercitare l’ azione di riduzione contro gli altri coeredi”

La quota di cui invece il tesatore può disporre liberamente si chiama disponibile.
Art. 556 Codice Civile

“Per determinare l’ ammontare della quota di cui il defunto poteva disporre si forma una massa di tutti i beni che appartnevano al defunto al tempo della morte, detraendone i debiti. Si riuniscono quindi fittiziamente i beni di cui sia stato disposto a titolo di donazione, secondo il suo valore determinato in base alle regole dettate negli articolo 747 e 750, e sull’ asse così formato si calcola la quota di cui il defunto poteva disporre”.

La quota di riserva o legittima varia a seconda del rapporto di parentela e a seconda del numero degli eredi legittimi.

QUOTA DI RISERVA O LEGITTIMA A FAVORE DEL CONIUGE

Se il de cuius muore lasciando solo il coniuge, senza figli e ascendenti legittimi la quota disponibile (la quota che può lasciare a chiunque altro) è la metà. L’ altra metà spetta di diritto al coniuge superstite, il quale avrà anche il diritto di abitazione sulla casa coniugale e l’ uso della mobilia all’ interno della casa stessa.

Facciamo un esempio pratico:

vediamo cosa e come potrebbe disporre un ipotetico testatore nel caso lasci il coniuge senza altri eredi legittimi. Abbiamo detto che in questo caso la quota disponibile è 1/2 e la quota legittima o di riserva è costituita dall’ altro mezzo.

“Il mio patrimonio è formato da 250.000 euro in denaro liquido più la casa in via Roma n° 5 nella quale io e m ia moglie viviamo, stimata per un valore di 130.000 euro. Di questi beni la metà cioé 190.000 euro spetteranno a mia moglie Clara, 60.000 euro saranno devoluti alla fondazione XXX, la casa di via Roma, 5 sarà devoluta a favore della cooperativa sociale YYY il quale però potrà venirne in possesso dopo la morte di mia moglie. Fino ad allora mia moglie Clara avrà il diritto di abitazione sulla nostra casa e l’ uso dei mobili in essa contenuti.”

Questo potrebbe essere il testo contenuto all’ interno di un testamento da ritenersi valido in quanto non lede la quota di riserva del coniuge. Abbiamo detto in precedenza che in questo caso la quota legittima del coniuge è 1/2. Vediamo come ha proceduto il de cuius per la formazione delle quote.

Ha sommato il valore del denaro + il valore dell’ immobile e quindi:

250.000 + 130.000 = 380.000

poi l’ ha diviso per 2

380.000 : 2 = 190.000

Quindi di diritto alla moglie Clara spettano 190.000 euro di valore. Quindi il de cuius attribuisce subito la quota in denaro alla moglie (190.000) lasciando (obbligatoriamente) l’ usufrutto della casa alla moglie.

Dopo aver illustrato qualche caso vorrei soffermarmi su alcuni specifici che riguardano il coniuge. Vorrei analizzare in particolare la posizione del coniuge putativo, coniuge separato senza addebito, coniuge separato con addebito e coniuge divorziato.

coniuge putativo

L’ art. 584 del codce civile prevede che il coniuge putativo sia equiparato per quanto riguarda il diritto successorio al coniuge il cui matrimonio è valido. Ai fini di tale equiparazione è necessario che vi siano tre condizioni:

1) il matrimonio deve essere dichiarato nullo dopo la morte di uno dei coniugi: E’ necessario che la sentenza di nullità sia passata in giudicato.

2) Il coniuge superstite deve essere in buona fede

3) Il de cuius al momento della morte non sia legato da valido matrimonio con altra persona

coniuge separato senza addebito

L’ art. 584 comma 1 del codice civile prevede che al coniuge al quale non sia stata addebitata la separazione con sentenza passata in giudicato spettino gli stessi diritti successori del coniuge non separato.

Tale disposizione è da applicarsi sia che il coniuge sia separato giudizialmente senza addebito sia nel caso in cui sia separato giudizialmente con addebito all’ altro coniuge e sia nel caso in cui sia separato consensualmente.

coniuge separato con addebito

Al coniuge superstite cui sia stata addebitata la separazione con sentenza passata in giudicato la legge atribuisce un assegno vitalizio, commisurato alle sostanze ereditarie e alla qualità e al numero degli eredi, se al momento dell’ apertura della successione il coniuge godeva degli alimenti.

coniuge divorziato

Il coniuge divorziato perde il diritto alla quota legittima. La legge infatti riconosce solamente un assegno periodico proporzionato alle sostanze ereditarie, al numero degli eredi, alle loro condizioni economiche e al reale stato di bisogno del beneficiario. Tale assegno non sarà più dovuto nel caso cessi il bisogno o il coniuge passi a nuove nozze.