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La TASI non si paga più dal 1° gennaio 2020. Era il tributo per i servizi indivisibili e, per alcuni anni, ha pesato anche sulla prima casa. Oggi quel prelievo è confluito nella nuova IMU. Se hai vecchi versamenti o un Comune ti parla di arretrati, qui ti spiego cosa conta davvero.
In breve
- La TASI nasce con la IUC nel 2014 e viene abolita dal 2020 dentro la nuova IMU.
- Dal 2020 in poi non esistono arretrati TASI da pagare: se qualcuno li chiede, va verificato il riferimento temporale.
- I vecchi F24 TASI si riconoscono dai codici tributo storici, utili solo per controlli o accertamenti su anni passati.
Cos’era la TASI e perché è nata
La TASI era il tributo destinato ai servizi indivisibili del Comune: illuminazione, sicurezza, manutenzione generale e altri costi pubblici non legati a un servizio puntuale. È entrata in scena nel 2014 con la IUC, istituita dalla legge 147 del 2013. In pratica, affiancava IMU e TARI dentro lo stesso impianto fiscale locale.
All’inizio la TASI si applicava anche all’abitazione principale. Poi, dal 2016, la casa di abitazione principale non di lusso è stata esclusa. Questo passaggio ha cambiato molto la percezione del tributo, perché per molti contribuenti il prelievo si è ridotto o azzerato prima ancora della sua abolizione formale.
Perché la TASI non si paga più
Dal 1° gennaio 2020 la TASI è stata assorbita dalla riforma della fiscalità immobiliare prevista dalla legge 160 del 2019. Da quel momento non si versa più come tributo autonomo. Per questo oggi parliamo di nuova IMU: la vecchia distinzione tra IMU e TASI non esiste più nel pagamento ordinario.
Questa fusione ha inciso anche sulle aliquote massime. In base al riassetto, il tetto IMU è salito fino all’1,06%, con alcuni Comuni arrivati all’1,14%. Sono valori storici del passaggio alla nuova IMU e servono a capire perché, dopo l’abolizione della TASI, il carico complessivo non è sempre sceso in modo lineare.
Se vuoi vedere come funziona oggi il tributo principale sugli immobili, ti rimando alla guida aggiornata: IMU 2026: come si calcola.
Chi pagava la TASI tra proprietario e inquilino
La TASI aveva una particolarità che creava spesso confusione: poteva essere divisa tra chi possedeva l’immobile e chi lo occupava. La ripartizione tipica vedeva il proprietario a carico della quota principale, in genere tra il 70% e il 90%, e l’inquilino con una quota residua tra il 10% e il 30%.
La percentuale precisa non era uguale ovunque e dipendeva dalle regole del Comune. Per questo, nei casi vecchi, non bisogna mai fermarsi al solo importo: occorre controllare la delibera comunale dell’anno interessato e il tipo di occupazione dell’immobile.
Quali anni possono ancora essere contestati
Qui va fatta molta attenzione. Nessun arretrato TASI è dovuto per gli anni dal 2020 in avanti, perché il tributo non esiste più. Se però si parla di annualità dal 2015 al 2019, un accertamento può ancora essere possibile entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di riferimento.
Questo significa che il Comune, o l’ente incaricato dei controlli, può ancora intervenire solo su posizioni non prescritte. La verifica va fatta caso per caso: anno, immobile, soggetto obbligato, eventuale ripartizione con l’inquilino e atti già ricevuti.
Se il tema riguarda anche sanzioni, ravvedimenti o errori nei versamenti passati, conviene confrontare la situazione con la disciplina IMU attuale e con le eventuali comunicazioni dell’ufficio tributi.
| Periodo | Cosa succede | Nota pratica |
|---|---|---|
| 2014 | Nasce la TASI con la IUC | Si applica anche alla prima casa |
| 2015 | La TASI continua a essere dovuta | Restano validi i vecchi criteri comunali |
| Dal 2016 | Esclusa l’abitazione principale non di lusso | Molti contribuenti smettono di versarla |
| Dal 1° gennaio 2020 | Abolizione e confluenza nella nuova IMU | La TASI non si paga più come tributo autonomo |
| 2020 in poi | Nessun arretrato TASI dovuto | Si parla solo di IMU e altri tributi vigenti |
Come leggere un vecchio F24 con la TASI
Capita ancora di trovare in archivio un F24 vecchio, magari per un controllo interno, una verifica del notaio o una contestazione comunale. In quel caso i codici tributo storici più ricorrenti sono 3958, 3959, 3960 e 3961. Servivano a distinguere le varie situazioni legate alla TASI e al tipo di immobile o soggetto obbligato.
Quando rileggi un F24, non guardare solo il totale. Controlla anche:
- l’anno di riferimento;
- il codice tributo inserito;
- il Comune destinatario;
- l’eventuale quota attribuita all’occupante;
- la corrispondenza con l’immobile corretto.
Se il pagamento è stato fatto molti anni fa, conserva sempre la copia quietanzata. È il documento che pesa di più in caso di verifica successiva.
Cosa fare se il Comune chiede ancora la TASI arretrata
Se ricevi una richiesta di pagamento TASI, la prima cosa è capire a quale anno si riferisce. Se l’ente ti contesta il 2020 o un anno successivo, la richiesta va contestata con attenzione, perché la TASI era già stata abolita. Se invece riguarda il periodo 2015-2019, devi controllare se il termine di accertamento è ancora aperto.
Io consiglio sempre di raccogliere subito:
- la comunicazione del Comune;
- gli F24 o le ricevute disponibili;
- i dati catastali dell’immobile;
- il contratto di affitto, se l’immobile era locato;
- ogni avviso precedente già ricevuto.
Con questi elementi si capisce in fretta se la richiesta è fondata, se è tardiva o se nasce da un errore materiale. Nei dubbi, conviene confrontare la situazione con la guida aggiornata sull’imposta attuale: IMU 2026: come si calcola.
Esempio pratico: vecchia TASI su casa affittata
Immagina un appartamento affittato nel 2018. Il proprietario pagava la quota maggiore, mentre l’inquilino partecipava con la sua parte, secondo le regole comunali e il contratto in essere. Oggi, se emerge un controllo su quell’anno, bisogna verificare se il versamento risulta eseguito, se la ripartizione è corretta e se l’eventuale pretesa rientra ancora nei termini di accertamento.
Se invece arriva una richiesta riferita al 2021 o al 2022, non si parla più di TASI. In quel caso il tributo da considerare è la nuova IMU, non la vecchia tassa abolita. È qui che molti contribuenti fanno confusione e rischiano di pagare o rispondere male a un sollecito.
In sintesi
- La TASI era il tributo comunale per i servizi indivisibili.
- È nata nel 2014 con la IUC e ha coinvolto anche la prima casa fino al 2015.
- Dal 2016 l’abitazione principale non di lusso è stata esclusa.
- Dal 1° gennaio 2020 la TASI è stata abolita e assorbita nella nuova IMU.
- Dal 2020 in poi non esistono arretrati TASI da pagare.
- Gli accertamenti sulle annualità 2015-2019 possono essere possibili fino al 31 dicembre del quinto anno successivo.
- I vecchi F24 si leggono anche tramite i codici 3958-3961.
Se oltre alla TASI ti serve capire come si muovono oggi IMU, TARI e bonus casa, puoi partire da queste guide: TARI: come funziona e Bonus casa 2026 e agevolazioni.
Domande frequenti
La TASI si paga ancora nel 2026?
No. La TASI è stata abolita dal 1° gennaio 2020 e non si versa più come tributo autonomo. Oggi si ragiona con la nuova IMU.
Posso ricevere una richiesta TASI per un anno recente?
No, per gli anni dal 2020 in poi non esiste più il debito TASI. Se arriva una richiesta, va verificato subito l’anno indicato e il tributo citato.
Come capisco se un vecchio pagamento TASI era corretto?
Controllo anno, codice tributo, Comune, quota tra proprietario e inquilino e ricevuta F24. Se manca uno di questi elementi, la verifica va rifatta con calma.
Hai una vecchia TASI da controllare?
Se hai trovato un F24 vecchio, un avviso del Comune o un dubbio su anni passati, ti aiuto a capire subito cosa è dovuto e cosa no.

