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Categoria: Mutuo e banca – La commissione del massimo scoperto

La commissione del massimo scoperto

Altra prassi costante, da parte delle banche nei contratti di apertura di credito, è stata di imputare al saldo passivo del cliente la commissione massimo scoperto (c.m.s.), anche in questo caso ogni tre mesi.

La motivazione storicamente addotta era che la c.m.s. è la remunerazione spettante alla banca per l’obbligo di tenere nella disponibilità del cliente una certa somma per un tempo determinato, a prescindere dall’ utilizzo o meno della stessa da parte del cliente.

A parte il fatto che non si capisce il motivo per cui uno dei contraenti debba essere pagato per adempiere alla propria parte dei doveri contrattualmente stabiliti, se fosse valida, per assurdo, la motivazione addotta, la c.m.s. avrebbe dovuto addirittura essere per il cliente un costo decrescente in funzione del crescere dell’utilizzo dello scoperto.

Ci spieghiamo con un esempio. Ammesso, e non concesso, che sia giusto remunerare la banca per l’obbligo di tenere nella disponibilità del cliente una certa somma per un tempo determinato, la c.m.s. andrebbe calcolata sul residuo credito utilizzabile.

A fronte, per esempio, di un fido di 10.000 euro, con utilizzo di 7.000 euro, la c.m.s. dovrebbe essere calcolata su 3.000 euro, che costituiscono la somma che la banca si impegna a tenere nella disponibilità del cliente.

Invece, le banche hanno sempre calcolato la c.m.s. sulla somma massima utilizzata nel periodo (il trimestre) e per tutti i giorni di utilizzo.

Nell’ esempio precedente, la c.m.s. sarebbe stata calcolata su 7.000 euro e non, come sarebbe logico, su 3.000, lucrando un ulteriore illecito arricchimento a danno del cliente.

Risulta evidente che il suddetto criterio di applicazione da parte della banca in relazione alla c.m.s. è in contraddizione insanabile con il preteso carattere della stessa. Le tesi suesposte hanno trovato ampia accoglienza presso la Magistratura.

Tribunali, Corti di Appello e Cassazione hanno decretato il definitivo “de profundis” per questo balzello odioso ed illogico.

Persino la Banca d’Italia, che è solita correre in soccorso dei “propri padroni”, si è dovuta arrendere e chiedere di cancellare questa voce da tutti i contratti. Anche se, come al solito, cacciati dalla porta, hanno cercato di rientrare dalla finestra.

Dopo le ripetute pronunce di condanna delle banche alla restituzione ai correntisti di quanto illecitamente addebitato a titolo di c.m.s., le solerti lobbies bancarie hanno ottenuto, nel gennaio del 2009, un intervento legislativo, che, senza costituire sanatoria per il passato per la vecchia c.m.s., ha introdotto una nuova commissione ( dandole comunque un altro nome ) esclusivamente per gli sconfinamenti extrafido ( o scoperti in assenza di fido ).

Le banche hanno immediatamente approfittato di questo intervento del legislatore aumentando le voci di costo per i correntisti, ma si sono viste sanzionare dall’ Autorità garante della Concorrenza e del Mercato con nota del 29.12.2009.

Anche per la Commissione di Massimo Scoperto vale quanto detto sopra, in ordine al diritto di richiedere la restituzione di quanto addebitato in violazione di legge.

È fondamentale sapere che sia per gli interessi, che per le commissioni a qualunque titolo, che per le spese dei conti correnti (spese fisse, chiusura trimestrale, tenuta conto, per operazioni) devono esistere precise previsioni contrattuali, che permettano al cliente di comprenderne non solo la quantificazione, ma anche i criteri utilizzati dalla banca per il calcolo delle stesse; la mancanza di tali convenzioni – che devono essere rigorosamente per iscritto – comporta la nullità delle stesse.

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